I senza anima

di Salvo Micciché


«Alla maniera di Edgar Lee Masters - scrive Emanuele Schembari nell'introduzione a questo aureo libro di Vito Tartaro - si ha una sorta di Spoon River Anthology...».

Una Spoon River siciliana, scritta da un poeta che non indulge al “folklorismo” tipico di tanti autori dialettali.

Il poeta è Vito Tartaro, autore in lingua siciliana, da Ramacca, già vincitore della scorsa edizione di “DiversiVersi”, noto meeting di poesia inedita di Cenobio dell'Arte.

Un poeta che usa la lingua siciliana - come nota ancora Schembari - «come un linguaggio e non solo come lingua, trasformando la riflessione razionale, nella forza delle immagini, segno di qualità poetica».

Il libro si articola in quindici ritratti (Vincenzu, Carmelu, Annamaria, Filippu, Cuncetta, Peppi, giuvanni, Turi, Vastianu, Saru, Cicciu, Ninu, Pasquali, Micheli, Lu cuntu di Paulu), preceduti da Tutti morti, che è un po’ il sunto dei ritratti successivi: volti cari che scompaiono lasciando immagini imperiture e nostalgiche.

Precede ogni cosa una citazione di Sovranità inattesa di Lina Riccobene Bancheri: «La poesia / celebra i riti dei perdenti / e vanta regni di carta / con castelli di sabbia».

Quindici ritratti e un'introduzione con cui - come nota la Riccobene nella postfazione al libro - «Tartaro esercita una funzione descrittiva [per cui] ogni testo è una fotografia tridimensionale, non solo di un personaggio, ma anche di un elemento della cultura». Altrettante allegorie di umanità siciliana.

«Canusciri li venti / e sintirisi vòria e manziornu...» comincia il ritratto di Turi (Turi il Sarvaggiu, trovato morto a Monte Pulce, accanto alla sua cane cirneca, in una capanna, con la mano sopra fogli sparsi di poesie): “Conoscere i venti, e sentirsi respiro di Levante e Mezzogiorno”, e infine «Dari / avìri / e sintirsi filici / surridiennu a la morti / sintiènnisi Morti».

Annamaria viveva di poesia e pazzia (confine labile per definizione): «Ti dicevanu / Annamaria / c'avìati passatu la finàita / ca sipara puisia e pazzia... Muristi cu la tacca di pazza / e nuddu si ricorda di tia» (“Ti dissero che avevi oltrepassato il confine tra poesia e pazzia... ti infamarono come pazza e ora non si ricordano di te”). Amaro destino di tanti in Sicilia e nel Mondo - geni incompresi, poeti derisi, profeti scacciati, santi perseguitati...

«Si vidi megghiu ad occhi chiusi / e maggiulìa lu cori / çiàvuru rinatìvu di matri» dice Micheli: “Ad occhi chiusi rinverdisce il cuore, profumo rigenerante di madre”. Come a dire che la Poesia nasce dalla Fantasia, dal sogno e dal desiderio, prima ancora che dal pensiero.

Vito Tartaro, nei suoi ritratti non indulge mai ad accenni patatici: le anime dei Senza Anima sono le poesie stesse; la Morte è una inevitabile compagna della vita, che non porta in dote l'oblio, ma la rimembranza. Il poeta, come scrive Lina Riccobene, «viaggia alla ricerca della propria identità» navigando in un mare tempestoso, in cui non soffiano il Levante e il Maestrale, ma soltanto il flusso ancestrale della Vita e della Morte.

Vito Tartaro, I Senza Anima, Edizioni c.u.e.c.m., Lire 15000